Viaggio in treno da Teramo a Roma passando per Pescara


Oggi vi racconto un bel viaggio che per buona parte si svolge in Abruzzo, ultimo avamposto del Regno delle due Sicilie, primo avamposto del sud Italia.
La particolarità del viaggio è che si svolge in treno, 5 ore da Teramo passando per Pescara fino a Roma.
Era il 31 agosto 2015, all’indomani del matrimonio di mio fratello, e trovandomi a Teramo decisi di tornare a Roma col treno.


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Dalla piazza antistante la Porta Reale, detta dai teramani Porta Madonna, ultimo avamposto sulla collina su cui è edificato il centro storico teramano, inizio a scendere a piedi, fino al bianco ponte San Ferdinando, in fondo al quale vedo la Stazione ferroviaria.


Arrivo davanti all'edificio elegante dalla facciata rossa e gialla, appena restaurata che prospetta su una strada trafficatissima ed è antistante una piazzetta con la quale vorrebbe ritagliarsi un angolo di pace, con un baretto e un punto di raccolta di bici a noleggio, reso improbabile da un parcheggio scomposto, che soffoca la piccola isola verde con una delle ultime cabine telefoniche all'ombra di una palma.
L'edificio della stazione è in stile architettonico di epoca umbertina, costituito da un corpo centrale a due elevazioni con tetto di forma vagamente romanica affiancato da due corpi laterali ad una elevazione.

La stazione venne costruita all'inizio degli anni 80 del 1800, in una zona periferica della città, nel fondovalle. Dopo un lungo iter burocratico e tecnico fu inaugurata nel 1884. Costruita come stazione passante, perché si prevedeva la prosecuzione della linea fino a collegarsi all'Aquila, ma il progetto rimase sulla carta e ciò ne provocò il declassamento. Dopo essere stata per molto tempo a rischio di chiusura è divenuta oggetto di un progetto regionale di prolungamento dei binari, fino al centro urbano, nell'ottica di un servizio ferroviario metropolitano.




I binari in esercizio in numero di 3, tutti tronchi, in passato erano comunicanti verso un unico binario in uscita; tale configurazione rispettava quella del progetto originario che prevedeva la prosecuzione della linea.



Quello utilizzato abitualmente è il 1º binario dotato di una classica pensilina in stile '800, in ferro con colonne portanti in ghisa con capitello corinzio.
Tutto lindo, pochi i viaggiatori, sulle panchine seduti in attesa del tempo che passa, alcuni extracomunitari di colore.
Dintorno, sul lato opposto costruzioni residenziali e industriali; il tutto circondato da colline verdi a coltivi, e alle spalle, nella foschia della calda aria agostana, la catena del Gran Sasso.



La stazione di Teramo, scalo di origine della ferrovia Teramo-Giulianova, lì conduce inizialmente, sulla costa adriatica, con vista sul mare azzurro e placido, per poi, passando per Roseto, Pineto-Atri, Montesilvano di stazione in stazione giungere a Pescara.



A dispetto di una certa maestosità la stazione vera e propria è piuttosto piccola e, appena varcata la porta d'ingresso, mostra tutta la sua modestia: due panche di legno in una piccola la sala d'aspetto, solo biglietteria automatica, due macchinette, ambedue guaste.

Niente paura, è l’Italia bellezza, il capo treno è informato del disservizio e senza scomporsi fa il biglietto a bordo: € 4,80 per Pescara Centrale 1 h 10' di percorrenza, senza alcun sovrapprezzo né multa alcuna.
Il treno è un regionale, modello “Minuetto” ormai usato su tutte le tratte regionali d’Italia, molto comodo e pulito, 146 posti a sedere per pochi intimi; certo, mi dicono che nei periodi e negli orari scolastico-lavorativi invernali, è stracolmo di pendolari, solo posti in piedi stretti stretti; ma tant'è, chi si accontenta gode, e sarebbe peggio non averlo, tutto è migliorabile.


TERAMO - PESCARA CENTRALE
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Il treno parte e, uscito dalla stazione scorre morbidamente lungo campagne a coltivi lasciandosi alle spalle le ultime colline ai piedi della catena del Gran Sasso.
La campagna si interrompe e ricomincia con edifici a tre quattro piani, prima più radi e poi sempre più fitti, tanto più si è vicini alle stazioni.
Ad ogni fermata pochi a salire e scendere.
Circa 30 minuti, in avvicinamento a Giulianova inizio a vedere dai finestrini la linea azzurra dell’Adriatico che, sulla sinistra, d’ora in poi sempre visibile, scorre ora più vicina correndo i binari presso la spiaggia, ora più distante frapponendosi quartieri a mare e alberghi, fino a Pescara.









Si riparte da Giulianova, il viaggio continua in un'atmosfera estiva solare.
Tra viste marine e campagne punteggiate da balle di fieno, cemento di ogni genere, palazzi alberghi villette, passo le stazioni di Pineto e Montesilvano 
















Pineto è apprezzata stazione balneare del Medio Adriatico, si è ripetutamente fregiata, dal 2006, della Bandiera Blu d'Europa.
La cittadina si estende sulle rive del Medio Adriatico, a 30 km circa a nord di Pescara, a 40 km a sud-est di Teramo.
Pineto deve il suo nome alla rigogliosa pineta a ridosso del mare fatta piantare agli inizi del Novecento dalla famiglia Filiani di Atri su suolo demaniale ottenuto in concessione. Tale illustre famiglia atriana possedeva nella località, all'epoca quasi spopolata, una villa, e per tale ragione il paraggio era conosciuto come Villa Filiani; fino a tutti gli anni venti ebbe tale denominazione che cambiò in Pineto nel 1930, sviluppandosi notevolmente. 

DA VEDERE

La Torre del Cerrano che faceva parte del porto romano di Atri. Dedicata inizialmente alla dea Cerere, fu ampliata nel Cinquecento dai Viceré spagnoli Alvarez de Toledo e Parafan di Ribeira. Appartenne come torre di controllo per tutta la durata del Regno di Napoli, fino alla ristrutturazione negli anni Novanta del Novecento. Oggi è la sede dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Al suo interno si svolgono le attività del Laboratorio Relazione Uomo-Animale e Benessere Animale dell'Istituto Zooprofilattico Abruzzo-Molise "G. Caporale". Nel tratto di mare antistante la Torre si trovano strutture sommerse subacquee (chiaramente visibili in caso di bassa marea), che si ipotizza siano parte della struttura dell'antico porto romano della città di Atri.

INFO
nome degli abitanti: Pinetesi

Comune: www.comune.pineto.te.it

IAT Pineto
telefono: 085.9491745
mailto: iat.pineto@abruzzoturismo.it
www.abruzzoturismo.it

Montesilvano (Munsilvànë in dialetto locale), situata a nord di Pescara, con cui confina e forma un unico agglomerato urbano, è divisa in Montesilvano Colle, il vecchio centro in cui sono ancora presenti resti degli antichi edifici medievali e Montesilvano Marina (o Montesilvano Spiaggia), già Contrada Marina, la parte più popolosa e moderna, sede del comune www.comune.montesilvano.pe.it

Il territorio dell'odierno comune di Montesilvano entra nella storia fin da epoca romana grazie alla celebre contrada di Villa Carmine, dove esisteva in età repubblicana (III o, più probabilmente, II secolo a.C.) un tempio, probabilmente dedicato a Giove (e situato tutt'oggi in via Giovi), sul quale, dopo il 1468, a seguito di un evento ritenuto miracoloso, fu edificata l'attuale chiesetta dedicata alla Vergine del Carmelo. Un'area, quella di Villa Carmine, che conobbe lo splendore economico grazie alla presenza delle saline, il cui prodotto veniva inviato a Roma. Secondo la maggior parte degli studiosi le prime notizie realmente certe relative al primo nucleo urbano di Montesilvano, quello insediato sul colle, risalgono al 1114 e sono contenute in un documento del re normanno Ruggero II. Nel documento si menziona la chiesa di S. Quirico (oggi non più esistente) e si nomina per la prima volta la località di Montesilvano, che ricompare qualche anno più tardi, nel 1140, in una descrizione della diocesi di Penne. Nei secoli successivi, il borgo, oggetto di permute e riscatti, seguì le sorti del Regno di Napoli, passando prima agli Angioini, poi, nel XV secolo, agli Aragonesi, che lo concessero in feudo a vari signori locali e stranieri, fra cui Manfredino Giovanni di Michele di Valenza, che lo acquistò per 5.500 ducati. Nel Cinquecento entrò a far parte dei domini degli Asburgo di Spagna, che tennero Montesilvano (e l'intero Regno di Napoli) fino al trattato di Utrecht (1713); tramite il trattato lo Stato veniva ceduto all'Austria.

DA VEDERE

Chiesa della Madonna della Neve
Costruita nel XIII secolo per volontà popolare, era inizialmente dedicata a San Nicola. Composta da un'unica navata vi si possono ancora osservare resti di affreschi.

Palazzo Delfico
Ha la forma rettangolare squadrata che possiede tratti irregolari. Fu costruito nel Settecento ed è scandito in due settori da un cornicione. Sia l'interno che l'esterno (portale) sono decorati da pitture floreali. Ospitò anche gli uffici della prima sede comunale, sino al 1926;  ormai ridotta a uno stato di grande degrado.

La Contrada marina iniziò a formarsi verso la metà dell'Ottocento grazie ad un primo insediamento promosso dalla famiglia Piscione (1852) e, soprattutto, grazie all'apertura del tronco Ancona-Castellamare Adriatico (Pescara) della ferrovia adriatica Bologna-Otranto e della stazione ferroviaria (1863), attorno alla quale si concentrò la massima parte dell'abitato. Fu quest'ultima a decretare lo sviluppo della contrada, che più tardi verrà chiamata Montesilvano Marina o Montesilvano Spiaggia, cancellando la denominazione precedente di Contrada "Saline-Mazzocco", come veniva indicata fino all'Unità d’Italia. A tale scalo ferroviario si aggiunse, dal 1929 al 1963, quello della società "Ferrovie Elettriche Abruzzesi" esercente la ferrovia elettrica a scartamento ridotto Pescara-Penne.

DA VEDERE

Villa Verrocchio quartiere di Montesilvano situato nella parte centro-meridionale della città. Vi si trova una bellissima villa ottocentesca, contornata di alcuni esemplari monumentali di pino d'Aleppo, chiamata Villa Delfico, ormai ridotta a uno stato di grande degrado.

Ex colonia fascista "Stella Matutina"
Di notevole pregio l'ex colonia Stella Matutina (detta "Stella Maris"), edificata per le vacanze dei "Fasci di Combattimento" di Rieti, il cui progetto è stato realizzato dall'architetto Francesco Leoni su mandato (1936) del Partito Nazionale Fascista. L'edificio, eretto fra il 1938 e il 1939 si caratterizza per avere una pianta a forma di aereo. Ha ospitato fino alla metà degli anni settanta una colonia marina per bambini, e, successivamente, una casa di riposo per anziani. La struttura, inutilizzata dal 1984, è attualmente oggetto di un piano di recupero.






e dopo 1 ora e 10 minuti, in perfetto orario, scendo nella stazione di Pescara Centrale.









L’ultima volta che la vidi era il 1979, un’altra stazione di un altro mondo lontanissimo.
Aperta nel 1863 con la denominazione di "Castellammare Adriatico", mutata in "Pescara Centrale" nel 1927.
Mi accorgo del cambiamento, appena messo piede sul marciapiede. La piattaforma dei binari è notevolmente rialzata sul piano stradale. Scendendo nell’atrio poi, la sensazione è fredda: un po’ aeroporto un po’ ipermercato, sparsi senza nesso, negozi e spazi quadrati di poche panche spartane per l'attesa dei viaggiatori. Uno stato di lavori in corso, nel quale a stento si riconosce il lato con la biglietteria.
Ancora una volta, come a Teramo, una stazione fuori scala, un mostro per soli 2 milioni circa di passeggeri annui.







Ho un po’ di tempo prima del treno per Roma, così decido di uscire dalla stazione, dove mi aspetta il peggio, nell’ampio piazzale a parcheggio, ricavato dalla distruzione della vecchia stazione, della quale rimangono, in ordine sparso, alcuni brandelli di archeologia industriale.
Voltandomi, dietro le spalle il mostro di vetro azzurrato, più simile ad un ministero che ad una stazione.






Anche nell’architettura delle nuove stazioni si è perso il senso del bello e la scala identitaria. Certo Pescara col suo stile razionalista, non si può dire che sia una bella città, ma è un tipo; non si meritava di essere offesa con un oltraggio di questo genere.
I vecchi manufatti e una bella locomotiva lucidata a nuovo, galleggiano alla deriva nel piazzale antistante la nuova stazione, affogati in un mare di automobili.









Il progetto del nuovo fabbricato è del 1962 e l'apertura della nuova stazione ha terremotato l’originale piano urbanistico e il significato identitario della stazione







in quanto la nuova struttura è stata spostata più a ovest rispetto all'antica stazione, che affacciava direttamente sulla SS 16, proprio all'incrocio con la strada principale della città, Corso Umberto I. Tale strada doveva presentare una sorta di porta di ingresso, costituita dal Palazzetto Imperato e da un suo gemello mai costruito; ma soprattutto, era stata costruita nello stesso stile della città e dialogava con essa. Al contrario oggi la ferrovia è lontana, rialzata e nascosta, relegata dietro un'enorme quinta a vetri.

Mi aggiro come in un incubo, tra i brandelli rimasti della vecchia stazione con l’invadente visione del dinosauro vetrato, dove si specchia il prospetto della città.

Pescara (Pescàrë in dialetto abruzzese, Piscàrë in pescarese) capoluogo dell'omonima provincia in Abruzzo, è la città più popolosa dell'Abruzzo. Pur avendo un aspetto prevalentemente moderno, Pescara è una città con antiche origini. L'attuale divisione amministrativa è nata dalla fusione di Pescara nel 1927 con il comune limitrofo di Castellammare Adriatico, nato in realtà nel 1807 a seguito della scissione tra le due sponde del fiume, e con la costituzione della provincia.
È un vivace polo culturale, avendo dato i natali a personalità come Gabriele D'Annunzio ed Ennio Flaiano.

La sua costa è bassa e sabbiosa e la spiaggia si estende senza soluzione di continuità a nord e a sud del fiume Aterno-Pescara. Il tessuto urbano si sviluppa su un'area pianeggiante a forma di T, che occupa la valle intorno al fiume e la zona litoranea; a nord ovest e a sud ovest la città si estende anche sulle colline circostanti.
La costa dove si estende la città era un tempo quasi interamente occupata da una vasta pineta mediterranea, dove predominava la specie del Pino d'Aleppo. Questo bosco fu in gran parte abbattuto alla fine dell'Ottocento e poi ancora negli anni cinquanta del secolo scorso per fare posto alle nuove costruzioni. Gli esemplari superstiti sono diffusi nella pineta D'Avalos e in una fascia costiera lunga circa due chilometri, oggi Riserva naturale Pineta di Santa Filomena.
Il nome Pescara indica lo sbocco del fiume al mare, ubicazione favorevole al primordiale stanziamento umano grazie alle acque del fiume Aternum e alla pescosità del mare; tale nome significa, "bocca del fiume", originariamente corso d'acqua con sbocco al mare. L'insediamento è stato soprannominato dai pescatori p'šcare', a indicare il luogo dove essi vivevano e lavoravano.

DA VEDERE

La Cattedrale di San Cetteo
Completata nel 1938 è situata nei pressi dei resti dell'antica chiesa di Santa Gerusalemme, chiesa di epoca romana. Fu fortemente voluta da Gabriele d'Annunzio, il quale mise a disposizione anche fondi finanziari propri. La chiesa ospita la tomba della madre del poeta, Luisa D'Annunzio; è inoltre possibile ammirarvi un dipinto del Guercino, il San Francesco, donato dallo stesso d'Annunzio. Cattedrale dal 1977, ha pianta rettangolare a tre navate, con facciata in pietra bianca in stile neoclassico fascista, con tre rosoni nella facciata tripartita, tre portali, e una statua del santo dedicatario sopra quello centrale.

La "Nave" di Pietro Cascella
Si tratta del principale monumento della città. Fu costruito nel 1986, in marmo travertino. Commissionato dal comune per abbellire il lungomare, fu inaugurato il 4 luglio 1987 a Piazza I Maggio, dopo essere stato esposto a Firenze in Piazza Santa Croce per alcuni mesi. La scultura rappresenta una barca a remi e rievoca la vocazione alla pesca della città e i prigionieri del Bagno borbonico sfruttati come rematori sulle navi fino al 1859

Borgo Marino
È la zona circostante la piazza Sant'Andrea (dove sorge l'omonima chiesa). Il borgo è composto da un assetto quadrato di case rurali all'abruzzese, molto povere, risalenti alla metà dell'800. I pescatori vivevano entro il piccolo centro in 20 famiglie, vivendo di sola pesca, presso il vecchio Porto Civitanova. Furono immortalati da Gabriele D'Annunzio nelle Novelle della Pescara.

L'odierno porto canale è nato all'inizio del XX secolo nel luogo dove anticamente sorgeva quello di Ostia Aterni (importante per i collegamenti con Spalato), e fu quasi completamente distrutto dai tedeschi in ritirata nella primavera del 1944. Il porto turistico è stato inaugurato nel 1989. Si tratta di una struttura turistica con negozi e servizi ed è spesso sede di eventi. Quello di Pescara è anche uno dei maggiori porti turistici in Italia per numero di posti barca, con 1250 posti barca. Dal 1990 si fregia della Bandiera Blu dell'Unione Europea per la qualità dei servizi offerti.

Ponte del Mare
È un'opera che contraddistingue il paesaggio della città e che unisce, dal 2009, le due riviere a nord e a sud del fiume. Si tratta di un ponte ciclabile e pedonale di 465 metri a forma di vela, la cui parte sospesa si regge su un pilastro di acciaio ancorato sulla sponda nord del fiume e posizionato in posizione obliqua rispetto alla traiettoria del fiume. E’ uno dei ponti ciclo-pedonali più lunghi d'Europa.

Trabocchi sul molo nord
Sono situati sul lato nord del porto canale ossia l'antico porto romano in seguito ristrutturato, che in Storia romana era tra i più importanti per i collegamenti con l’antica Salona (Spalato). Si tratta di strutture in legno abitabili costruite su delle palafitte e tradizionalmente usate per pescare.

Cucina

La tradizione gastronomica pescarese è molto legata alla cucina marinara dell'Adriatico ed alla tradizione culinaria abruzzese.
La cucina marinara si caratterizza per l'uso di pesci di taglia piccola ma molto saporiti cucinati alla brace, in pentola o serviti crudi o marinati in aceto con l'aggiunta degli odori della cucina mediterranea. Tipica è la coda di rospo (o rana pescatrice) alla cacciatora e famoso è il brodetto di pesce che viene cucinato con tempi di cottura differenziata a seconda dei vari tipi di pesce a cui si aggiungono peperoncino fresco, aglio, pomodoro, odori da servire con fette di pane. Molto diffuso è anche il "fritto di paranza", ovvero una frittura mista di pesci di piccolo taglio: in genere merluzzetti, triglie e sarde. Altro piatto tipico è il brodetto di cozze e vongole.

I primi piatti si distinguono per l'uso di formati di pasta tipici dell'Abruzzo come i "maccheroni alla chitarra", la mugnaia, i ravioli, le "scrippelle" o il "timballo", accompagnati da sughi della tradizione in genere a base di salsa di pomodoro e carne di agnello o con brodi vegetali o di pollo. Tipico primo piatto dell'area del pescarese sono gli anellini alla pecorara, una pasta a forma di anello servita con una salsa di pomodoro e vegetali vari a cui si aggiunge la ricotta di pecora. Eredità della cucina povera sono i piatti a base di legumi come le sagne (in dialetto "tajarille") servite con ceci o fagioli.
Altra pietanza tipica in Abruzzo e Molise è il fiadone, una specie di raviolo rustico cotto in forno e fatto con uova e pecorino che può essere sia dolce che salato.

Le carni usate per cucinare sughi e secondi sono legate alla tradizione pastorale dell'Abruzzo: quindi sono molto usate le carni ovine. Come in tutto l'Abruzzo a Pescara sono tipici gli "arrosticini", spiedini di carne di pecora tagliata in piccoli pezzi che vengono serviti con fette di pane unte di olio. Molto usata è la carne di maiale ed è facile trovare nei mercati o per le strade i chioschi dove è possibile comprare della porchetta.

Tra i dolci della tradizione cittadina spicca sicuramente il parrozzo, fatto con mandorle tritate, essenza di mandorla amara, buccia di limone e ricoperto di cioccolato fondente; famoso è il Parrozzo D'Amico celebrato anche da Gabriele D'Annunzio. Tipica, come in tutto l'Abruzzo e soprattutto nei periodi di festa, è anche la cicerchiata, che è un dolce a base di pasta di farina, uova, burro e zucchero. Da questa si ricavano palline di circa un centimetro di diametro che vengono fritte nell'olio di oliva o nello strutto: scolate, vengono disposte "a mucchio" e ricoperte di miele. Altri dolci comuni sono i cacionetti ed i bocconotti.

Tra i molti liquori caratteristici della zona l'unico tipico di Pescara è l'Aurum, che è prodotto con acquavite e scorze di arancia.

Anche nel pescarese, come nel resto dell'Abruzzo, vengono coltivati interessanti vitigni che originano vini DOC come il Montepulciano d'Abruzzo, il Cerasuolo e il Trebbiano d'Abruzzo.

Arrivata l’ora della partenza del treno per Roma, salgo sul treno fermo con ampio anticipo. Un comodo regionale che per soli € 12,80 in un tempo tra le 3 h 58' e le 4 h 9', a seconda delle corse, porta alle stazioni di Roma Tiburtina o Roma Termini. 


PESCARA CENTRALE - ROMA TIBURTINA
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Unica lagnanza, causa la poca manutenzione dei treni tra una corsa e l'altra, ma è l'Italia bellezza, i finestrini sporchi di rivoli d’acqua, mi rovineranno la vista dei paesaggi. 
Pochi i viaggiatori che fanno il viaggio completo da Pescara a Roma; più spesso, approfittano delle tratte intermedie, come i due simpatici pachistani che soli condividono il mio scompartimento; altri, salgono più in là, come madre nonna e due nipoti litigiosi e rumorosi che salgono alla stazione di Celano-Aielli, per tornare dalla vacanza montana, lasciando il marito e padre a condurre l’automobile piena di bagagli.






Il viaggio si svolge su un entusiasmante binario unico che, di tanto in tanto, costringe il treno a fermarsi in qualche stazione per aspettare di incrociare i convogli provenienti da Roma. Inizia con scorci sul centro storico, passando sul porto canale allo sbocco a mare del fiume Aterno; attraversa edifici di nuova costruzione, architetture non sempre bellissime, ai bordi dell’area dove stazionano convogli ferroviari coperti di scritte.









Poi lungo la pianura coltivata con vista della catena del Gran Sasso all'orizzonte si arriva alla stazione di Chieti Scalo



Chieti (Chjïétë o Chjìtë in dialetto abruzzese) capoluogo dell'omonima provincia abruzzese. Gli abitanti di Chieti si chiamano teatini dall'antico nome latino e greco della città, Theate o Thegeàte, Θεάτη o Θηγεάτη in greco.

Situata nella parte centro-orientale dell'Abruzzo, a 330 metri sul livello del mare, su un colle che divide le acque del bacino del fiume Aterno-Pescara (a nord) da quelle del fiume Alento (a sud).
La città, posta su un colle, gode di una favorevole posizione geografica, sia perché vicina alla riviera adriatica ed alle masse montuose della Majella e del Gran Sasso con i relativi ed immaginabili paesaggi (è detta "il terrazzo d'Abruzzo" e "la città aerea".
Chieti è la città più antica d'Abruzzo e una delle più antiche d'Italia. In passato è stata capitale del popolo dei Marrucini, municipio al tempo dei Romani, ed in età borbonica, capoluogo dell'Abruzzo Citeriore. Inoltre, durante la Seconda guerra mondiale, Chieti è stata dichiarata città aperta insieme a Roma e a Firenze.

E’ costituita da due nuclei principali, Chieti alta e Chieti Scalo.
Chieti alta è il nucleo più antico della città e comprende il centro storico che, situato sul colle, ospita numerosi resti ed edifici in vari stili che raccontano delle molte fasi storiche attraversate del capoluogo teatino.
Chiamata dai romani Teate Marrucinorum, fu subito riconosciuta da questi come la Capitale del bellicoso popolo dei Marrucini, che si distinsero per i duri combattimenti contro Roma conclusi nel 304 a.C. con un trattato di pace chiesto dai Marrucini e altri alleati italici. Da quel momento i Marrucini divennero fedeli alleati dei Romani, offrendo loro appoggio militare in numerose e importanti battaglie (contro Pirro, contro i Galli cisalpini, contro Perseo di Macedonia, contro Annibale e Asdrubale)

DA VEDERE

Corso Marrucino
Struscio principale del centro storico, si snoda da via Arniense, costeggiando la chiesa di San Francesco al Corso, il vicolo storto del teatro San Ferdinando (ossia il teatro Marrucino), giungendo in piazza Gian Gabriele Valignani, con il teatro Marrucino, recentemente abbellita da una fontana luminosa. Il corso prosegue per il rettilineo fino alla piazza Trento e Trieste, costeggiando il palazzo diocesano, il palazzo della Provincia e del tribunale, quello della Banca d'Italia, il palazzo de Mayo, il palazzo Fasoli, e ultimo il Palazzo della Camera di Commercio. La seconda chiesa attraversata dal corso è quella dedicata a San Domenico, con a fianco il liceo classico "Giambattista Vico".

Cattedrale di San Giustino 
È la chiesa principale di Chieti, nonché la più antica, risalente al X secolo. La chiesa subì rimaneggiamenti nel Medioevo, e fino agli anni venti del Novecento conservò un impianto barocco settecentesco. Lavori massicci di restauro portarono la cattedrale ad assumere un aspetto esterno neogotico, tranne l'interno barocco e la cripta medievale gotica. 
L'esterno ha un aspetto molto monumentale, frutto dei restauri degli anni 1920-1930. Ha pianta basilicale con cupola ottagonale sul transetto. La facciata poco visibile per via del mastodontico campanile è a capanna, con rosone a raggi. L'ingresso principale è sul lato che si affaccia sulla piazza: un portale neogotico restaurato da quello barocco, con lunetta mosaicata e strombature. Un piccolo campanile precede un piccolo portico a costoloni e un lato del transetto, con rosone. Vi sono varie merlature e beccatelli in stucco bianco per decorazioni. Il campanile è stato in parte ricostruito ex novo nel restauro novecentesco, sulla base di pietra di quello vecchio. Ha una massiccia struttura con arcate a bifore gotiche e cuspide superiore, ispirata ai campanili rinascimentali abruzzesi della scuola di Atri.
L'interno a tre navate ha la navata centrale coperta da volta a botte lunettata. Negli altari vi sono stucchi ed arredi lignei del XVIII secolo. La cripta gotica dedicata a san Giustino di Chieti è dell'XI secolo, ha mantenuto l'aspetto del restauro gotico del XIII secolo. È suddivisa a volte a crociera con un busto in ferro del santo, ad opera di Nicola da Guardiagrele. 

Villa Comunale
Nella villa fatta costruire dal barone Frigerj e venduta nel 1864 al comune di Chieti hanno trovato sede il Museo archeologico nazionale d'Abruzzo, nello stabile neoclassico; mentre l'enorme giardino è diventato il principale parco pubblico di Chieti, ricco di alberi secolari, fontane, terrazzamenti panoramici sulla città e verso la catena montuosa della Majella.
Composta da più livelli terrazzati, la parte più a monte, vicino al museo, è composta da un giardino all'italiana da un lato ed una piccola foresta dall'altro; nel terrazzamento intermedio giardino all'italiana ed una fontana monumentale, a valle le passeggiate tra il verde ed i laghetti illuminati, con camminamenti e ponti di pietra, ed una piccola penisola per mini spettacoli circondati dall'acqua. Al centro il piazzale Mazzini con la fontana monumentale e gli archetti con panchine che fanno mostra di fronte all'ingresso principale. Lungo il viale si trova il Monumento ai Caduti della Guerra 1915-18 realizzato dallo scultore Pietro Canonica ed inaugurato il 19 giugno 1924. La villa è adiacente ad altre due grandi zone verdi, recintate, l'area dell'ex ospedale militare e quella del Pontificio seminario regionale San Pio X. La Villa comunale di Chieti è stata insignita del riconoscimento di "meraviglia italiana" dal Forum nazionale dei giovani, partner della Presidenza del Consiglio dei ministri, della European Youth Forum e dell'Agenzia nazionale per i giovani.

Palazzo OND
Esempio di architettura fascista, progettato da Camillo Guerra, venne edificato come sede dell'Opera Nazionale del Dopolavoro e voleva celebrare il regime con i suoi lineamenti emblematici, grazie ai fasci che svettano in altezza dall'edificio. Conservò le sue funzioni originarie anche nel dopoguerra, ospitando per anni il cinema dell'ENAL, prima di essere destinato a sede del Museo di storia delle scienze biomediche dell'Università Gabriele d'Annunzio.

Palazzo Toppi
Situato nel rione Trivigliano, è dominato da una torre trecentesca con merlatura, tra i pochi esempi di architettura medievale a Chieti e unico esempio rimasto di torre costruita per difendere un palazzo nobiliare, oltre a quella del palazzo arcivescovile. In seguito a un incendio subito a seguito dei tumulti cittadini del 1647, fu quasi completamente ricostruito agli albori del Settecento. Il palazzo si sviluppa su Porta Pescara e conserva un ampio portale a bugnato liscio, che conduce ad una scalinata monumentale. La facciata è stata ristrutturata nel XIX secolo per ospitare al piano terra locali commerciali. Il portale d'ingresso da via dei Tintori è l'unico elemento superstite della struttura rinascimentale antecedente il 1647. Le sue bugne sono tagliate a punta di diamante e ornate da incisioni con motivi floreali. Sulla volta ribassata dell'androne campeggia uno stemma dei baroni Toppi affrescato. Lo scalone è a doppia rampa, con colonne doriche e stucchi plastici monocromi del XVIII secolo.

Esedra della pescheria
Con la sua forma a ventaglio, l'esedra della pescheria ricorda un mercato di età classica. Gli ambienti destinati ai venditori di pesce e carne sono preceduti da un colonnato dorico. Il soprannome “lu ricchiappe” è dovuto al fatto che in passato in questa piazzetta aveva termine la corsa dei barberi, un antico palio a cui prendevano parte cavalli senza fantino, che vi giungevano dopo aver percorso a galoppo, in salita, via padre Alessandro Valignani e via Arniense (da ciò il locale proverbio dialettale "lu cavalle 'bbone s' ved' a lu ricchiappe" in quanto lo spettatore del palio poteva identificare cavallo o il proprietario vincente solo conoscendo l'addetto al recupero dell'animale).

Porta Pescara
Unica rimasta delle originali nove porte medievali, fu eretta nel 1250, nel periodo angioino. La struttura originale è un semplice arco gotico ogivale in pietra. La semplicità della sagoma è impreziosita da piccole mensole a foglia, che rivestono l'interno. La porta medievale all'entrata della via è preceduta da un arco trionfale del '700, in stile neoclassico. La decorazione è in metope e triglifi, con l'arco principale, e una torretta con architrave a triangolo, impreziosita dell'orologio centrale.

Anfiteatro romano della Civitella
Il ritrovamento principale è stato portato alla luce durante gli scavi archeologici degli anni sessanta ai piedi della collina della Civitella. Il ritrovamento ha restituito delle terrecotte architettoniche, frammenti di statue e di ornamenti in bronzo e di mosaici, alcuni depositi in una favissa (termine derivato dalla parola latina favissae, la cui radice etimologica è probabilmente nel verbo fodere, ovvero scavare. Presso gli antichi Romani, era il termine che identificava un deposito ipogeo di oggetti votivi, di forma cilindrica. Posta normalmente fuori dal santuario, ma comunque all'interno del recinto sacro (o τέμενος), la favissa romana era l'equivalente del tesoro greco), facenti parte di alcuni templi del II secolo a.C. e demoliti nel secolo successivo ed ora esposti nel Museo archeologico La Civitella. I reperti in terracotta hanno permesso d'ipotizzare la conformazione dei templi dell'acropoli. I templi sorgevano su un podio agibile mediante una scalinata posta frontalmente che faceva arrivare nel pronao con colonnato che a sua volta immetteva in una cella. Il luogo di culto era ornato frontalmente da statue e da placche di rivestimento. In seguito gli edifici di culto furono smantellati e le decorazioni furono portate più a valle quando in età cesariana fu edificata una porticus, poi le funzioni religiose pagane furono trasferite nel centro della città antica presso l'area sacra del pozzo ammodernato nella prima metà del I secolo d.C. ed inglobato nei tempietti. 
Recentemente sono stati riportati alla luce i ruderi dell'anfiteatro risalente al I secolo d.C. e rivolto ai combattimenti dei gladiatori. L'anfiteatro è di forma ellittica ed era collegato con il sistema viario a nord e le strade extraurbane a sud. Gli scavi hanno portato parte del muro che cinge l'arena e la tribuna d'onore con struttura ad opus reticolatum bicromatico con dei ricorsi in laterizio.

Resti del teatro romano dell'antica Teate
Fuori del quartiere della Civitella e dirigendosi verso il centro di Chieti si possono notare, all'incrocio di via di Porta Napoli e di via Generale Pianell, i ruderi del teatro risalente al I secolo d.C. I palazzi che circondano il teatro hanno nascosto del tutto l'orchestra ed il proscenio. Attualmente è visibile il lato nord-orientale del muro della cavea in opus mixtum. La cavea è posta in parte sulle pendici del colle della Civitella ed in parte è coperta da volte a botte. Il teatro era composto da due livelli come dimostra parte del corridoio semicircolare che sbarrava il piano sovrastante. Gli spalti potevano contenere circa 5000 spettatori. Il teatro misurava circa 80 metri di diametro. L'ingresso principale immetteva in una salita a gradoni sostituita dal vico II Porta Reale, così ci si immetteva in un corridoio che era posto sopra la cavea, verosimilmente concluso da dei giochi di archi.

Resti delle terme romane
Sono siti nella zona orientale della città. Risalgono al II secolo d.C. L'accesso era consentito mediante una scalinata che introduceva in un corridoio obliquo la cui pavimentazione ad opera musiva raffigurante delle crocette nere su sfondo bianco. Il corridoio immetteva in un atrio ad ingresso con colonne con pavimentazione musiva raffigurante Nettuno. In seguito si poteva raggiungere vari ambienti rappresentati da tre sale rialzate mediante un suspensurae che rappresentavano il calidarium. Di fronte all'atrio quadrato vi erano delle vasche semicircolari ricoperte di marmo e, sul fondo, ve ne era una più grande inerenti al frigidarium. La zona orientale è andata distrutta per l'instabilità del terreno, l'acqua era fornita da una cisterna sita presso le terme. La cisterna era sita in un ambiente sotterraneo composto di nove vani comunicanti tra di loro addossati alla collina. I vani erano strutturati in maniera di sopportare la pressione dell'acqua e del terreno mediante nicchie posti intorno ai nove ambienti.

Chiesa di San Paolo, fusa con un tempio romano
Sono siti in piazza dei Templi romani. Comunemente sono detti tempietti di San Paolo. Sono stati individuati con gli scavi iniziati negli anni venti del XX secolo. Nel 1997, durante lavori di restauro del complesso templare, fu portato alla luce un ulteriore ambiente ipogeo. Trattasi del luogo di culto più antico di Chieti e composto di tre tempietti limitrofi. I primi due constano di cella con pronao e cripta, mentre l'ultimo è composto solamente di cella e cripta. Alcuni elementi fanno ipotizzare che siano stati costruiti nel periodo romano, tra cui le mura in calcestruzzo del primo e secondo tempio e l'utilizzo dell'opus reticolatum. Il terzo tempio appare più tardo, nel III secolo quando a Teate fu istituita una colonia romana e si rese necessaria la costruzione di un capitolium con tre divinità tradizionali, cioè Giove, Giunone e Minerva, tuttavia le fondamenta testimoniano un periodo antecedente risalente al V-IV secolo a.C.

Chieti sotterranea
Chieti vanta, oltre ai numerosi resti dell'antica civiltà romana, un'intera città sotterranea situata proprio sotto l'attuale centro storico. Con lo scopo di soddisfare le esigenze della popolazione nell'antica Teate venne realizzato un complesso sistema di cisterne collegate mediante cunicoli provvisti di fori di aerazione, che è ancora in parte integro, tanto che alcuni ambienti ipogei furono utilizzati come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. I cunicoli sono di due tipologie, a cui corrispondevano due diverse funzioni: quelli coperti da opus caementicium servivano a trasportare l'acqua dalle cisterne poste in posizione più elevata verso le altre, mentre quelli che presentano volta a cappuccina erano utili per raccogliere l'acqua mediante stillicidio. L'acqua entrava nelle cisterne anche grazie a dei tombini circondati da un pavimento in opus spicatum di adeguata inclinazione e quelle destinate ad uso potabile venivano filtrate con tappi di carbonato di calcio. Non si è ancora compresa con certezza la funzione della via tecta, una strada sotterranea alta più di quattro metri, che presenta pareti di opus mixtum e volta in opus caementicium. Nel Medioevo questo sistema di cisterne continuò probabilmente ad essere utlizzato, ma altri ambienti sotterranei vennero costruiti in seguito e l'antica eredità venne in parte abbandonata.

Cucina

Sono specialità culinarie teatine le sagne a pezze, i tajarìll fasciule e cotiche, la 'ngrecciata e le pallotte cace e ove; gli strozzapreti, i tagliolini, le frattaglie di maiale 'ndocca a 'ndocca, la carne di pecora, le trippe alla teramana e alla pennese, il cinghiale, il brodetto adriatico di pesce (scorfani, gamberi, polpi e rane pescatrici). Tra i dolci è tipica la cicerchiata teatina per il periodo natalizio.

Artigianato
Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la lavorazione della ceramica e del ferro battuto.

Mobilità urbana
Nella città di Chieti le 20 linee urbane di trasporto pubblico sono gestite dalla società La Panoramica.
Inoltre, è presente una linea filoviaria, il cui esercizio è stato ripristinato dal 26 settembre 2009 e riattivato nel 2013 dopo una lunga sospensione (dal 1992).

La città è sede, insieme a Pescara, dell'Università Gabriele D'Annunzio.
A Chieti viene regolarmente celebrata una delle più antiche e famose processioni del Venerdì Santo.




Percorrendo il fondovalle, la strada ferrata inizia a passare nella zona premontana, con colline coronate di paesi, castelli, borghi, pale eoliche


Uno di questi è Tocco Casauria.

Tocco da Casauria ('tu:əcə, in alfabeto fonetico, nel quale la vocale "ə" corrisponde ad una "e" muta) è un comune della provincia di Pescara di 2.724 abitanti (Toccolani). Fa parte della Comunità montana della Maiella e del Morrone. Il paese sorge su un colle  alle falde del monte Morrone, ad un'altezza di 356 metri tra le valli del fiume Pescara e del torrente Arolle.

Le prime notizie sul comune di Tocco da Casauria si hanno nell'anno 872 (il nome Casauria è stato aggiunto dopo l'unità d'Italia e precisamente nell'anno 1862, motivando tale scelta con le "tradizioni storiche del vicina Abbazia di San Clemente a Casauria").

Tocco seguì le vicende della contea di Manoppello dal 1100 al 1320 circa, passando in successione alle famiglie Pagliara, Plessis, Colonna, Sully e infine agli Acquaviva. Nel 1200 comincia a svilupparsi l'agglomerato urbano attorno ai monumenti più importanti, la chiesa di sant'Eustachio e il castello; assunse importanza per la sua posizione strategica dato che può controllare sia le suggestive Gole di Popoli sia l'ampia Valle del Pescara.
Soffrì due grandi terremoti, quello del 1456 e quello del 1706, che distrussero gran parte della cittadina.
Diede i natali al pittore e fotografo Francesco Paolo Michetti, al giurista Francesco Filomusi Guelfial poeta Domenico Stromei.
I Baroni Bonanni d'Ocre, che si trasferirono a Tocco dopo il matrimonio del 1881 di Cedino con Lucia Filomusi Lanciotti, conservano ancora in questo comune una cantina del 1400 e due cappelle dove sono sepolti molti antenati.
Tocco è noto anche per la Centerba, un liquore dalle alte gradazioni alcoliche (70° vol, per la precisione) ricavato dalla infusione di erbe mediche (cento erbe) ricavato dalla distillazione di diverse piante della Maiella, inventato dal farmacista Beniamino Toro come medicamento. Nel 1817 diviene prodotto di consumo. 
Per quanto riguarda l'olio d'oliva, la provincia di Pescara, e quindi Tocco, è stata tra le prime in Italia ad ottenere il riconoscimento ufficiale da parte dell'Unione europea per la denominazione di origine protetta (D.O.P.) del suo Olio di Oliva Extravergine "Aprutino Pescarese"; questo marchio certifica l'alta qualità dell'olio extravergine prodotto in questa zona. 
Il vino prodotto è di ottima qualità ed è quello tipico della cultura abruzzese: Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano con ottime caratteristiche organolettiche, di gusto e retrogusto.

DA VEDERE

Castello Caracciolo o Palazzo Ducale
Fatto erigere da Federico II tra il 1187 e il 1220, fu distrutto dal terremoto del 1456 e ricostruito in stile rinascimentale a forma rettangolare con quattro torri quadrate agli angoli e cortile interno. Come rivela un'iscrizione posta all'interno del castello, la ricostruzione avvenne senza fossato, probabilmente inutile dopo l'invenzione della polvere da sparo. In un ambiente coperto con ampie volte a crociera è sita l'impressionante prigione costruita in un punto "dove non batte mai il sole". Attualmente disabitato è stato proprietà della famiglia Scali-Caracciolo di Scafa, oggi del comune.

Chiesa di Sant'Eustachio
Edificata nel XII secolo fu dedicata a sant'Eustachio Martire patrono del paese. Parzialmente distrutta dal terremoto del 1706, fu subito ricostruita. Nella facciata vi sono incastonati due magnifici altorilievi del Cinquecento. L'interno è a tre navate.

Madonna delle Grazie
Fondata attorno all'anno 1480 dalla Confraternita o Congrega della Madonna delle Grazie, presenta sulla facciata un rosone a traforo del Rinascimento con tarde reminiscenze gotiche ed un portale di forma rettangolare delimitato da due lesene.

Convento dell'Osservanza "Santa Maria del Paradiso"
Situato sulle falde del monte Rotondo a circa un chilometro dal paese, fu edificato nel 1470 dalla pietà del popolo toccolano e donato ai Frati Minori. La chiesa di stile gotico rinascimentale presenta dei rifacimenti barocchi. Il Convento presenta un portico di due ordini d'archi sfalsati ed un chiostro rettangolare affrescato.

Chiesa di San Domenico
Originariamente dedicata a San Francesco, fu costruita nel 1317 dai frati francescani che vi rimasero fino al 1653. L'interno è ad una sola navata con volta romanica e pianta a croce latina su cui si innalza una piccola cupola, che dà una tonalità solenne a tutto l'insieme architettonico.

Palazzo Toro
Fatto erigere da Enrico Toro verso la metà dell'Ottocento, come nuova residenza per la famiglia e fabbrica per la produzione del famoso liquore, fu completato intorno al 1870. La residenza, ancora di proprietà della famiglia Toro, è costituita da 2 piani a pianta rettangolare ed è situata a metà del corso principale del paese. Le sale sono state affrescate in parte dal giovane pittore Francesco Paolo Michetti con grottesche e altri elementi decorativi, arredato in pieno stile ottocento napoletano.

Abbazia di San Clemente a Casauria
(vedi Enclopedia Treccani) Si trova al di fuori del perimetro comunale dal paese, nel territorio di Castiglione a Casauria, vicino Torre de' Passeri. Fu costruita nel 1000 e restaurata nel Duecento. Tra gli abati ebbe Leonate che fece costruire un oratorio dedicato a San Michele Arcangelo e raccolse una documentazione medievale nota come Chronicon Casauriense.

Casa natale Michetti
In via Michetti si trova una piccola casa del 1700, con intonaco purpureo, che è la resistenza natale del pittore abruzzese Michetti, amico di Gabriele D'Annunzio. La casa è di proprietà provinciale ed è stato allestito un museo dedicato al pittore con alcune opere inedite.

Artigianato
Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come l'arte del ricamo, del merletto, del tombolo e la lavorazione del ferro battuto.







Raggiungiamo Popoli e poi Sulmona.

Popoli è ricordata nell'800 d.C. come l'antico borgo di Pagus Fabianus. E’ posizionata tra il basso corso dell'Aterno a nord-ovest e il massiccio della Maiella a sud-est. All'interno del comune rientrano le Gole di Popoli che raccordano la bassa valle dell'Aterno in provincia dell'Aquila con la provincia di Pescara, attraversate dalla Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese ed Appulo-Sannitico. A partire dal territorio di Popoli il fiume Aterno prende il nome di Pescara.
Popoli era un tempo chiamata la chiave dei tre Abruzzi, in quanto tappa obbligatoria tra il litorale e le zone interne, fra Firenze e Napoli, fra Roma, Bussi (da cui ha sempre subito una certa egemonia culturale) e la val Pescara fino al secondo dopoguerra.
Popoli era la più grande fortezza a guardia delle valli dell'Aterno, della valle del Sagittario e della valle del Pescara.

DA VEDERE

Taverna ducale Cantelmo
Edificio militare costruito nel XIV secolo come dogana di accesso al borgo. Oggi è un museo. L'edificio si distingue per il ricco portale gotico e per la facciata decorata da blasoni delle famiglie che possedettero il feudo.

Chiesa di S. Rocco (1600)
La famiglia baronale Muzj la fece erigere dopo la peste del 1656 (i morti furono 1546 contro 650 superstiti) e la rinnovò in epoca barocca insieme al proprio palazzo al quale essa è annessa. Innalzata in onore di S. Rocco per porre il Santo taumaturgo a guardia e difesa contro il ritorno di quella pestilenza.

Castello ducale Cantelmo
Il Castello di Popoli è una costruzione realizzata a scopo difensivo nel X secolo, tra il 970 e il 1016 per il volere dei vescovi di Valva, diocesi a cui era soggetta Popoli. Situato a 485 metri sul livello del mare, rappresentava uno dei primi Castelli della Valle Peligna e di fondamentale importanza visto il ruolo che Popoli avrebbe assunto negli anni a seguire, in qualità di "Chiave dei tre Abruzzi". Il castello aveva una struttura a pianta triangolare con tre torri, il tutto circondato da una doppia fila di muro attorniato dal fossato. 

Riserva naturale guidata Sorgenti del Fiume Pescara
Istituita nel 1986, riguarda le sorgenti della Pescara le cui acque fuoriescono da quattro caverne e formano un laghetto chiamato Capo Pescara, le cui acque sono di eccezionale purezza. La limpidezza delle acqua permette l'attività fotosintetica fino a 4-5 metri di profondità, ovvero fino ai punti più profondi. Tra la vegetazione ricordiamo la cannuccia di palude, la lenticchia d'acqua, la tifa e il giglio d'acqua. Lungo le sponde vi crescono salici e pioppi. Riguardo alla fauna, si possono trovare la trota fario, la salamandra pezzata, il tritone crestato, la gallinella d'acqua, la folaga e il tuffetto.
La riserva ha ottenuto il riconoscimento dell'Unione europea come sito d'importanza comunitaria, eppure la pressione antropica minaccia la bellezza del posto, di notevole interesse paesaggistico e faunistico. La riserva è tagliata in due dal cavalcavia dell'autostrada e dalla ferrovia Pescara-Roma; si aggiunga anche l'attuale sfruttamento di una cava (Colle Pizzuto). Nonostante tutto ciò la riserva di Capo Pescara rimane un posto unico nel suo genere.

Le Terme di Popoli sono un centro termale riabilitativo con trattamento nelle acque e nei fanghi sulfurei del luogo.


Sulmona (anticamente Sulmo, Sulmóne in abruzzese) abitata dai sulmonesi o sulmontini è situata nel cuore dell'Abruzzo, a ridosso del Parco nazionale della Majella, è nota nel mondo per la secolare tradizione nella produzione dei confetti.
Sorge al centro della Valle Peligna, tra i torrenti Vella e Gizio, ad ovest delle montagne della Majella e del Morrone, che sovrastano la città.
Il territorio della Valle Peligna, il cui nome deriva dal greco peline = "fangoso, limaccioso", in età preistorica era occupato da un vastissimo lago. In seguito a disastrosi terremoti la barriera di roccia che ostruiva il passaggio verso il mare dell'acqua crollò; in compenso il terreno rimase fertile.
Già oppidum dei Peligni, successivamente municipio romano, nel 43 a.C. Sulmo diede i natali al poeta latino Publio Ovidio Nasone. Nel Medioevo, per volontà di Federico II, fu sede del Giustizierato d'Abruzzo e capoluogo amministrativo della regione.
Gli antichi scrittori, tra i quali Ovidio e Silio Italico, concordano sulla remota origine di Sulmona, ricollegabile alla distruzione di Troia. Il nome della città deriverebbe infatti da Solimo (Σωλυμος in greco antico), uno dei compagni di Enea. Le prime notizie storiche, però, ci giungono da Tito Livio che cita l'oppidum italico e narra come la città, nonostante le battaglie perse del Trasimeno e di Canne, rimase fedele a Roma chiudendo le proprie porte ad Annibale.
Sulle alture del monte Mitra si hanno testimonianze archeologiche dell'oppidum, uno degli insediamenti fortificati più grandi dell'Italia centrale. Si tratta di una zona posta più in alto della sede attuale della città, che assunse tale posizione solo nel periodo romano, sede di uno dei tre municipi peligni assieme a Corfinium e Superaequum. Le tracce della Sulmona romana sono riemerse dagli scavi nel tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone, dove ricerche hanno portato alla luce una copia in bronzo rappresentante l'Ercole in riposo, oggi custodito nel Museo archeologico nazionale d'Abruzzo, a Chieti; un bronzetto, dono di un mercante, databile intorno al III secolo a.C., rappresentante l'eroe appoggiato col braccio sinistro sulla clava da cui pende una pelle di leone: viene considerato uno dei capolavori della piccola plastica antica. 

DA VEDERE

Cattedrale di San Panfilo 
Chiesa cattedrale della città di Sulmona e della Diocesi di Sulmona-Valva, la cui costruzione risale all'anno 1075. Si presenta oggi come il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche sovrappostesi nei secoli a partire dall'originaria edificazione su un tempio di età romana. Colpita e gravemente danneggiata in seguito al terremoto del 1706, fu ricostruita. Di originale resta la facciata esterna, in stile gotico, incentrata sul portale di Nicola Salvitti, con lunetta affrescata trecentesca, incorniciato in un arco a tutto sesto, affiancato da colonne con guglie che contengono le statue di San Panfilo e San Pelino.

Complesso dell'Annunziata
Fu costruita nel 1320 come ospedale, ospitato nel Palazzo Annunziata. La chiesa fu ricostruita nel XV secolo, con il portale rinascimentale del 1415. Anche sul fronte monumentale del palazzo vi sono elementi quattrocenteschi legati all'arte tardo gotica. Sulla parte retrostante della chiesa sorge il poderoso campanile a torre con arcate a bifore. L'interno della chiesa è barocco a tre navate, quattro campate con cupole. Il palazzo ospita il Museo Civico. L'altare policromo della Santissima Annunziata (1620). Altro elemento importante è la finestra trifora gotica, tempestata di figure clericali in rilievo e appunto due figure angeliche che reggono lo stemma cittadino.

Acquedotto Svevo
Secondo alcune fonti all'epoca romana era già presente un acquedotto. L'Acquedotto Svevo fu costruito nel 1200 da Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, per creare un canale nel centro cittadino per il trasporto acquifero dalla montagna di Pacentro fino alla piana di Pratola Peligna. Ridimensionato nel 1600 e tagliato nel 1706 con il grave terremoto, oggi corre in piazza Garibaldi con arcate a tutto sesto in bianca pietra della Maiella.

Badia Morronese
Si tratta di una Abbazia voluta da Pietro da Morrone (Papa Celestino V), costruita nel 1200. Edificio rettangolare con muraglia di difesa a torri angolari. La facciata della chiesa è del 1700 con un orologio in sommità. 

Eremo di Sant'Onofrio al Morrone
Si trova sopra il tempio romano di Ercole Curino. Fu fondato da Pietro da Morrone (Papa Celestino V) nel 1200 e trasformato in convento nel secolo successivo. Ha pianta rettangolare di chiesa fortificata con la cella interna a grotta, e affreschi del 1400.

Santuario di Ercole Curino
Tempio romano del I secolo a.C, costituito da sacello quadrato in mattoni crudi. Il pavimento è decorato a pannelli con stucchi policromi e un mosaico centrale rappresentante alcuni miti del dio.


Cucina

La gastronomia sulmonese impiega i prodotti orticoli della Valle Peligna, fertile terra già apprezzata da Plinio: fra questi spicca l'aglio rosso di Sulmona, prodotto unico in Italia per il colore rosso vinoso delle tuniche, nonché per il sapore particolarmente intenso.
Accanto agli immancabili maccheroni alla chitarra conditi con sugo d'agnello, alle sagne e fagioli e alle carni ovine (tra cui gli arrosticini, piccoli spiedini di pecora); particolarità della gastronomia locale è l'uso alimentare di ingredienti insoliti, tra cui emergono le zolle scapi fiorali dell'aglio, preparate lesse in insalata o conservate sott'olio, e i fiori di zucca, passati in una pastella e fritti. 
Vini D.O.C.: il rosso Montepulciano d'Abruzzo, il rosato Cerasuolo e il bianco Trebbiano.

Sulmona è nota per la produzione dei confetti, le cui tecniche di produzione e ricette si tramandano da secoli.
Non solo confetti fra i dolci: anche torroni artigianali, scarponi e ceci ripieni, tradizionali dolci natalizi, fiadoni, dolci al formaggio pecorino, immancabili a Pasqua e, regina dei dolci, la cassata sulmonese, insieme di pan di Spagna creme e croccante.

I riti della Settimana Santa sulmonese sono i più suggestivi d'Abruzzo, conosciuti sia in Italia che all'estero. La loro origine risale documentariamente al Medioevo (anche se, nella loro forma attuale, sono solo del 1600 o 1700) e sono organizzate dalle più importanti confraternite cittadine: l'Arciconfraternita della Trinità (Trinitari) e la Confraternita di Santa Maria di Loreto (Lauretani).






Un passaggio a livello e poi, il treno comincia a salire, salire, salire, decolla allargando la vista sulla pianura punteggiata di campi coltivati, paesi, circondate dai monti dell’appennino abruzzese. 
Si vede un viadotto dell’autostrada A 25 Roma Pescara, si avvicina, gli passa sotto, accanto, lo scavalca, mostrandolo dall’alto. Poi la conca di Sulmona e la Maiella sul fondo.















Fintanto che, scavallando, all’altezza di Pescinaentrando nella Conca del Fucinocomincia a ridiscendere, costeggiando colline brulle, sovrastate da pale eoliche.






Di lontano si vede Celano il paese sormontato dal bellissimo castello, su una collina sormontata dal Pizzo di Celano e dai monti della catena del Velino, fino alla piccola gialla stazione di Aielli-Celano.





Celano è un comune italiano di 10.980 abitanti (Celanesi) della provincia dell'Aquila. È insignito del titolo di città con decreto del presidente della Repubblica.
Secondo comune della Marsica per numero di abitanti, è situato in posizione dominante sulla piana del Fucino. La città è adagiata ai piedi del monte Tino, detto Serra di Celano, a quota 860 metri slm. Parte del suo territorio è inclusa nel Parco regionale naturale del Sirente - Velino. La Serra, che sovrasta la cittadina con i suoi 1923 metri di altitudine, è compresa nella catena del Sirente-Velino. All'interno del territorio comunale ricadono le Gole di Celano, un raro esempio di canyon in Italia.
La Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino collega la città castellana con Ovindoli e l'Altopiano delle Rocche.

Come nel caso di altri centri affacciati sulla pianura fucense anche a Celano la presenza continuativa dell'uomo risale a circa 18000 anni fa al paleolitico superiore. Le necropoli di località Paludi risalgono invece all'eneolitico, età del Bronzo.

Il nome Celano, per anni, è stato erroneamente associato a Cliternum, che in realtà era un villaggio degli equi situato con ogni probabilità in una zona della contemporanea provincia di Rieti. Al nome di Celano, invece, sono legate diverse altre ipotesi: secondo alcuni studiosi deriverebbe da Cele o Coele da cui Celanum, Coelanum o Caelanum, secondo altri da vicus Caelanus.

La Contea di Celano si sviluppò attorno al 900 grazie all'unione del contado marsicano con altri paesi. Nel 1221, Federico II di Svevia la sottrasse al conte Pietro da Celano per concederla ai conti di Segni. Divenuta in seguito possesso dei Berardi, conti dei Marsi e per breve durata di Federico d'Antiochia, figlio dell'imperatore, passò poi nelle mani degli Angioini, quindi degli Aragonesi e infine degli Artois.

Nella Marsica San Francesco d'Assisi diffuse il suo ordine dei minori.
La sua prima presenza nel territorio risulterebbe nell'inverno tra il 1215 e il 1216, quando soggiornò nella vicina San Benedetto dei Marsi dove dormiva, insieme con i poveri, in una località chiamata "Luogo" (in dialetto "i loche"), nei pressi dell'anfiteatro romano. Un successivo viaggio nella Marsica, a Pescina, Celano e San Benedetto dei Marsi, ci sarebbe stato con ogni probabilità tra il 1221 ed il 1222. Secondo quanto avrebbe riportato il suo primo biografo Tommaso da Celano e, in seguito, Bonaventura di Bagnoregio che riscrisse la biografia, San Francesco avrebbe operato un miracolo guarendo un cavaliere che lo ospitò nel palazzo celanese di sua proprietà. Mentre nel 1225 nella vicina Pescina, San Francesco, fondò il convento accanto alla contemporanea chiesa "Sant'Antonio da Padova".

«Ricorderò la mattina nei freschi prati ai piedi della città, girando tra gli alti pioppi avvolti dalle viti... le calme sere, così piene di piacevoli avvenimenti... Durante la notte, calma e lucente era la distesa del lago, che sembrava d'argento, sotto la finestra del palazzo al chiarore della luna piena; l'antico castello proiettava le sue lunghe ombre sulla città addormentata»
(Edward Lear Viaggio attraverso l'Abruzzo pittoresco, 1846

DA VEDERE

Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista
Ricostruita ex novo nel 1200 dopo le distruzioni di Federico II. Fu completata nel 1400. Nel 1406 il conte Nicola che la elesse a propria sepoltura, vi fece traslare dalla chiesa di San Giovanni Vecchio, i corpi dei martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano. All'interno presenta numerosi stemmi dei conti di Celano e della famiglia Colonna. Il pregevole portale è decorato da una lunetta che presenta l'affresco della Madonna con il Bambino posta tra San Giovanni Evangelista e Papa Bonifacio IV. Il rosone presenta al centro la testa del Battista. Le tre navate interne sono divise da pilastri ottagonali. Di particolare interesse sono gli affreschi quattrocenteschi della navata laterale destra

Chiesa di Santa Maria Valleverde
Edificata nel 1508 fu voluta nella prima meta del 1400 secolo da Leonello Acclozamora e Jacovella, conti di Celano. Rappresenta lo stile rinascimentale francescano nella Marsica. All'interno si possono ammirare in una delle tre cappelle laterali i dipinti della Vergine di Paolo Zoppare datati 1558. Esposte pregevoli pale d'altare e il coro ligneo risalenti allo stesso periodo. La cripta del Paradiso di forma poligonale presenta luminosi affreschi della metà del cinquecento. Si tratta di sette scene della Passione che coronano la tavola che raffigura il Cristo che si avvia al calvario. 
Molto interessanti anche l'araldica della chiesa e il chiostro che presenta pilastri in pietra ed un elegante loggiato ad archi. Pitture a lunetta impreziosiscono le pareti. 
Nel giardino sono poste una fontana e la statua di San Francesco. 
È presente al piano superiore del convento una fornita biblioteca con la collezione "Pietro Antonio Corsignani" e il connesso museo ricco di opere sacre

Castello Piccolomini
Il principale edificio di Celano è il castello Piccolomini, situato al centro del nucleo storico della cittadina, la cui prima fase di costruzione risale con molta probabilità al 1392. Il castello fu costruito su commissione di Pietro Berardi, conte di Celano. 
E' munito di quattro torri angolari e di una cinta esterna rafforzata da torrioni cilindrici; il cortile è circondato da portici. 
All'interno il Museo Diocesano d'Arte Sacra della Marsica
Visita:
estate, ore 9-14 e 15-19.30; domenica ore 9-13.30 e 15-19.30
inverno, ore 9-14; domenica fino alle 13
Visita guidata per gruppi a richiesta Tel. 0863 792922

Monte Tino
Area montuosa conosciuta anche con il nome di "Serra di Celano". La sua vetta raggiunge i 1923 m s.l.m. sovrastando la città marsicana. Inclusa nell'area del parco regionale naturale del Sirente-Velino la montagna presenta un dislivello pari a circa 900 metri. I principali sentieri seguono la lunga cresta fino alla valle d'Arano in direzione di Ovindoli e dell'altopiano delle Rocche e alle Gole di Celano.

Gole di Celano
Sono situate all'interno del parco Sirente-Velino. Le gole, dette anche "gole di Aielli-Celano", hanno inizio in località Bocca di Castelluccio in territorio comunale di Aielli, separano il monte Sirente dal monte Tino. Sono percorse per quattro chilometri dal torrente La Foce e per questo erano note nel medioevo con il nome di "Fauces". Le pareti rocciose, alte circa 200 metri, presentano strettoie di appena 3 metri. Un'insenatura nei pressi della pineta, quasi in fondo al percorso, porta alla suggestiva "Fonte degli innamorati", una piccola cascata d'acqua. Un sentiero che si diparte dalle gole conduce ai resti dell'eremo di San Marco alla Foce, un romitorio di cui è visibile l'abside ricavata nella roccia.

Le sorgenti
Sono tre le sorgenti presenti a Celano: la storica sorgente dei Santi Martiri (Fontegrande) e l'antica fonte di San Francesco, mentre la sorgente Pago ricade in minima parte in territorio celanese alimentando per lo più Ovindoli e i comuni dell'altopiano delle Rocche.

Si riparte, e il treno continua a correre pianamente nella Conca del Fucino, fino a raggiungere la stazione di Avezzano


Avezzano (Avezzàne in dialetto marsicano) è un comune italiano di 42.450 abitanti (Avezzanesi) della provincia dell'Aquila, elevato a città con decreto del presidente della Repubblica del 21 giugno 1994.
È il secondo comune più popoloso della provincia e il sesto della regione. Documentato con chiarezza nel IX secolo, il centro urbano si è sviluppato a cominciare dal riordino amministrativo francese e, in modo esponenziale, verso la fine del 1800 a seguito del prosciugamento del lago Fucino arrivando ad essere il comune più esteso e popoloso della Marsica.
Quasi completamente distrutta dal terremoto del 1915, è decorata con la medaglia d'argento al merito civile poiché nel 1944, pochi anni dopo la ricostruzione, subì gravi danni a causa dei bombardamenti aerei anglo-americani e atti di violenza con le rappresaglie naziste.

La città, a vocazione agricola oltre che industriale e commerciale, è un nodo geografico stradale e ferroviario nell'area appenninica del centro Italia.
Distesa sul bordo nordoccidentale dell'altopiano del Fucino, è dominata a nord dal monte Velino; l’area urbana presenta un'altitudine che varia dai 670 m s.l.m. del vecchio centro storico che gravita attorno al castello Orsini-Colonna ai 740 m della moderna zona nord. Nel territorio comunale il dislivello varia dai 1398 m s.l.m. dei "Tre Monti" di Paterno ai 652 dell'area di Alba Fucense; il terreno su cui poggia la città è in lieve declivio con salita in direzione nord-nordovest. Considerata capoluogo della Marsica, Avezzano è posizionata al centro della subregione abruzzese che comprende 37 comuni, per un totale di circa 134.000 abitanti. Per quanto riguarda il rischio sismico è inclusa nella zona 1 ad alta sismicità della relativa classificazione[

La presenza di cacciatori nomadi nel Paleolitico inferiore e lo stanziamento a carattere continuativo delle tribù bertoniane provenienti dall'area costiera dell'Abruzzo risalgono ad un ampio arco di tempo che spazia dai circa 130.000 ai 13.000 anni fa. 
Nel 41 d.C. l'imperatore Claudio avviò i lavori finalizzati al prosciugamento del lago Fucino attraverso un emissario servito dagli omonimi cunicoli, realizzati in un'area posta a sud della contemporanea Avezzano. L'opera, considerata tra le più grandiose imprese idrauliche dell'età imperiale, fu completata nel 51 d.C. consentendo lo scolo delle acque nel fiume Liri oltre il monte Salviano. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e le successive invasioni barbariche venne a mancare l'attività di manutenzione che causò l'ostruzione della galleria e il ritorno all'originario livello lacustre.
Tra il 1855 e il 1876 Alessandro Torlonia fece prosciugare definitivamente il Fucino che con una superficie di oltre 14.000 ettari era il terzo lago d'Italia per estensione. Fu ripreso il progetto di 18 secoli prima che con il restauro e l'ampliamento dell'emissario principale e dei cunicoli di Claudio consentì di trasformare il bacino lacustre in una pianura destinata alle coltivazioni agricole. Successivamente alla bonifica delle terre emerse la zona venne dotata di diverse infrastrutture come la rete viaria interna, a cui seguì la realizzazione delle strade per Sulmona e Tivoli tra il 1873 e il 1881, della ferrovia Roma-Sulmona nel 1888 e della linea per Sora e la Campania nel 1902.

«Che meraviglioso specchio dev'essere stato il lago nella sua integrità! Ancora esso appare così incantevole nello splendore della sera, che si può pensare, guardandolo, alle ninfe e alle galatee nuotanti nei suoi flutti...»
(Ferdinand Gregorovius, Passeggiate per l'Italia)

Il fenomeno del brigantaggio fu al centro delle vicende storiche del comprensorio prima e dopo l'unità d'Italia.
Nel pieno del suo sviluppo socio-economico l'area fucense subì il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, classificato tra i principali sismi avvenuti in Italia per forza distruttiva e numero di vittime 30.519 morti e la devastazione di numerosi comuni del centro Italia. Ad Avezzano, prossima all'epicentro, le vittime furono oltre 10.000.
Molti giovani avezzanesi scampati al sisma persero la vita sul fronte durante la prima guerra mondiale.

DA VEDERE

Segnata dal sisma del 1915 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, Avezzano non presenta un ampio patrimonio monumentale ed artistico. 
In località Borgo Incile all'imbocco dell'emissario principale si trova l'Incile del Fucino, opera maestosa in stile neoclassico realizzata nel 1876 in seguito al prosciugamento del bacino fucense. Il ponte delle paratoie a tre archi è sovrastato dalla statua in marmo dell'Immacolata Concezione di Maria alta sette metri.

Nel nucleo storico della città si trovano il fontanile cinquecentesco di Marcantonio Colonna e il monumento bronzeo ai caduti delle guerre inizialmente posto in piazza Risorgimento e collocato dopo il 1937 in piazza Torlonia. La fontana circolare ottocentesca situata nella stessa piazza fu donata da Anna Maria Torlonia e Giulio Borghese nel 1899, a seguito della realizzazione del primo acquedotto cittadino.

Castello Orsini-Colonna
Sul sito in cui si trovavano i resti della torre di avvistamento a base quadrata fatta innalzare tra il 1181 e il 1182 da Gentile di Palearia e distrutta nel 1361 da Francesco del Balzo, ha avuto inizio la costruzione del castello dallo stile essenziale, con mastio interno circondato da cinta muraria quadrata ai cui angoli spiccavano le torrette rompitratta. Nel 1490 l'opera venne rimaneggiata e portata a termine nelle forme rinascimentali per volontà di Gentile Virginio Orsini con il probabile concorso tecnico di Francesco di Giorgio Martini. Nel 1546 il maniero fu fatto ampliare da Marcantonio Colonna con l'adeguamento a palazzo fortificato e la realizzazione del giardino. Nel 1902 venne incluso tra i monumenti d'interesse nazionale; gravemente danneggiato nel 1915 e nel 1944 è stato restaurato su progetto dell'architetto Alessandro Del Bufalo nel 1994.

Collegiata di San Bartolomeo
L'area di scavo archeologico dell'ex collegiata di San Bartolomeo è situata nel vecchio centro urbano di Avezzano. A cominciare dal 2004 sono tornati alla luce i sepolcri collettivi e i resti delle chiese preesistenti risalenti alle diverse fasi imperiale, medievale e rinascimentale. 
La chiesa originaria, situata in località Pantano, venne edificata forse sui resti di un tempio pagano tra il IX e il X secolo.

Cattedrale dei Marsi
La chiesa madre della diocesi è dedicata a San Bartolomeo, patrono di Avezzano insieme alla Madonna di Pietraquaria proclamata compatrona nel 1978. La cattedrale, voluta dopo il terremoto del 1915 dal vescovo Pio Marcello Bagnoli, venne progettata dall'autore del piano regolatore generale comunale, l'ingegnere Sebastiano Bultrini, subendo tuttavia notevoli modifiche. Consacrata nel 1942 venne danneggiata due anni dopo dai bombardamenti alleati. Con il progetto di restauro venne realizzata la facciata di travertino in stile neorinascimentale.

Palazzo Torlonia
Costruito alla fine del 1800, crollò completamente nel 1915. Il palazzo originario era dotato di tre piani sormontati da una piccola torre campanaria con orologio. Pavimenti in ceramiche dipinte di Vietri sul Mare ed affreschi di Vincenzo Alicandri, Francesco Antonio Bianchi e Pietro Cascella decorano le sale del primo piano. 

Villa Torlonia
Il parco a pianta rettangolare si estende per tre ettari comprendendo l'omonimo palazzo, gli ex granai, la neviera e il museo della civiltà contadina e pastorale. Quest'ultimo è posizionato tra il parco e il padiglione Torlonia, particolare struttura lignea a pianta ottagonale realizzata nel 1891. Nel giardino fatto realizzare dai Torlonia dimorano diversi tipi di piante ed alberi come acacia, cedro del Libano, ciliegio giapponese, betulla, buccus nanus, frassino, ginkgo, tasso e tiglio e sono esposti frammenti di capitelli e ruderi della chiesa della Madonna dell'Incile edificata nel 1876.

Piazza Torlonia
A pianta triangolare si trova su un'area pianeggiante del centro urbano. Precedentemente chiamata piazza Aia venne adeguata ad un giardino dotato di viali alberati e siepi. Al centro della piazza è posta la fontana a catino fatta realizzare dai Torlonia nel 1899; il busto bronzeo raffigurante il principe Alessandro Torlonia, realizzato dopo la sua morte.

Santuario della Madonna di Pietraquaria
Fu ricostruito agli inizi del 1800 su una base del 1200. La chiesa dalle forme neoclassiche si presenta con un'unica navata, ampia abside e tre altari. Esternamente è affiancata dal campanile a base quadrata e dal convento dei padri cappuccini costruito nel 1840 e successivamente ampliato. Lateralmente si trova la Domus Mariae che venne inaugurata nel 1957 e affidata alle suore benedettine di carità.

Zuccherificio di Avezzano
Il complesso dismesso (l'attività industriale è cessata nel 1986) è un sito d'interesse archeologico-industriale. Fu costruito da una società italo-tedesca alla fine del 1800, alcuni anni dopo il prosciugamento del Fucino, e reso completamente funzionante nel 1903. Le parti che subirono gravi danni dal sisma del 1915 e durante la seconda guerra mondiale, furono ricostruite con uno stile architettonico distinto. Le strutture principali sono caratterizzate da una parte inferiore costituita da una muratura in mattoni, mentre i piani superiori e le ciminiere da muratura mista. 

Cunicoli di Claudio
A sud della città, alle pendici del monte Salviano, si affacciano sulla piana del Fucino gli imbocchi dei cunicoli di Claudio che servono la galleria sotterranea dell'emissario la cui lunghezza è di oltre sei chilometri. Il tunnel presenta una sezione variabile da 5 a 10 m² e un dislivello pari a 8,44 metri. L'intera opera venne realizzata tra il 41 e il 52 d.C., in occasione del primo prosciugamento del lago Fucino. I lavori coinvolsero oltre 25.000 uomini tra schiavi ed operai; per semplificare il lavoro di perforazione e di estrazione del materiale vennero scavati a mano 32 pozzi verticali e 6 cunicoli inclinati. Il progetto fu ripreso ed ampliato 18 secoli dopo da Alessandro Torlonia che portò a termine il prosciugamento e la bonifica dell'area. Inclusi nella lista dei monumenti nazionali dichiarati nel 1902, sono stati dotati di un parco archeologico inaugurato nel 1977.

Grotta di Ciccio Felice
Situata alle pendici del monte Salviano è un sito d'interesse archeologico e speleologico. Le prime notizie scientifiche divulgate da Pietro Barocelli risalgono al 1949, pochi anni dopo il termine della seconda guerra mondiale, durante la quale venne utilizzata dagli avezzanesi per ripararsi dai bombardamenti. 
Dal sito sono emersi vari strumenti per la caccia e frammenti litici risalenti al paleolitico superiore e all'eneolitico, oltre a numerose tracce strutturali dell'età del ferro e materiali ceramici databili al IV-I secolo a.C.. 
Non distante è situata la piccola grotta Afra scoperta nel 1956.

Villa romana
Lungo il percorso della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria sono emersi i resti della villa romana di Avezzano edificata durante il II secolo a.C. nell'ager di Alba Fucens, adiacente all'originario tracciato della via Tiburtina Valeria. 
Il sito presenta un settore rustico ed uno residenziale; durante gli scavi iniziati nel 2005 sono tornati alla luce i resti delle terme, risalenti al II-III secolo d.C., il pavimento a mosaico con alcuni motivi figurati, le tombe del V-VI secolo d.C. e numerosi altri reperti. L'area archeologica è stata aperta al pubblico nel 2008.

La necropoli di località Cretaro-Brecciara è stata rinvenuta durante i lavori di realizzazione dell'interporto. Le tombe sono risalenti all'VIII-VII secolo a.C., mentre altri reperti appartengono all'età repubblicana.
Nel 1978 presso l'insediamento neolitico di Paterno, situato in località pianura di Cellitto lungo il tragitto della via Tiburtina Valeria, è stata rinvenuta l'omonima statuetta litica, oltre a diverso vasellame ceramico. 

I monumenti funerari di valle Solegara sono localizzati tra il versante meridionale del colle Pettorino di Alba Fucens ed Antrosano, i mausolei collocati al lato della via Valeria presentano tombe risalenti con ogni probabilità tra il VII e il V secolo a.C. Nell'area sono emerse tracce che fanno risalire la presenza dell'uomo già in epoca protostorica. 

Il sito archeologico di Alba Fucens, fondata come una colonia di diritto latino e divenuta una città commerciale, sorge a circa sette chilometri a nord di Avezzano.

Riserva naturale guidata Monte Salviano
Già parco periurbano, la riserva è stata istituita il 23 dicembre del 1999. Comprende un'area di circa 722 ettari ed è inserita nel sistema delle aree protette abruzzesi. 
Dal valico un sentiero panoramico sale lungo la via dei Marsi, un percorso di epoca preromana incluso nel sentiero europeo E1. 
Un altro itinerario intitolato a Robert Baden-Powell conduce al Crocione, una grande croce di legno innalzata nel 1902 a poca distanza dal santuario della Madonna di Pietraquaria. Lo scoiattolo è il simbolo della riserva naturale.

Pineta
Venne impiantata nel 1916 nel contemporaneo quartiere di Borgo Pineta dagli austro-ungarici detenuti nel campo di concentramento durante la prima guerra mondiale, con lo scopo primario di proteggere la zona dai venti invernali provenienti dal monte Velino. La vegetazione della pineta consiste in sempreverdi di medio-alto fusto; l'area è attraversata da un percorso dotato di attrezzi per l'esercizio fisico guidato.

Tradizioni e folclore
Il culto della Madonna di Pietraquaria risale al 1100, mentre la festa in onore della compatrona della città contro le siccità, le pestilenze e i terremoti si tiene dal 1779. Il 25 aprile si svolgono la fiera e il mercato dell'antiquariato, mentre la notte del 26 aprile vengono accesi in tutti i quartieri i cosiddetti focaracci, fuochi devozionali, tradizione che risale al 1870. Il giorno successivo è dedicato alle celebrazioni religiose con la statua della Vergine che viene portata in processione dal santuario alla cattedrale, scendendo lungo il sentiero della Via Crucis e percorrendo le strade cittadine. Solo in particolari occasioni o ricorrenze viene trasportato a spalla il grande quadro, databile intorno al 1100, raffigurante la Madonna. Nel mese di maggio il santuario, meta di pellegrinaggi mariani, viene raggiunto salendo a piedi lungo il sentiero della Via Crucis

Cucina Marsicana

La presenza del lago Fucino in tutte le epoche ha garantito con i pesci d'acqua dolce le necessarie risorse alimentari, insieme alla selvaggina e alla frutta. 
La fauna ittica presente nel bacino fucense era costituita prevalentemente da anguille, barbi, carpe, gamberi, lasche, scardole, spinarelli, tinche, trote, a cui si accostavano numerose specie di anfibi. 
Pertanto, piatti tipici della tradizione gastronomica locale erano i pesci sotto ai coppi, ovvero puliti e riempiti di foglie di salvia, infine protetti da un coppo e cotti sotto la brace del camino. 
Dopo il prosciugamento del lago anche la cucina locale si è radicalmente trasformata avvicinandosi alla tradizione culinaria dell'Abruzzo montano con personali interpretazioni e contributi. 
Avezzano è nota per la produzione della patata del Fucino, certificata IGP e PAT e della carota dell'altopiano del Fucino, anch'essa riconosciuta con il marchio europeo IGP. Gli utilizzi in cucina di questi ortaggi sono variegati.

I primi piatti si distinguono per l'uso di formati di pasta abruzzese come i maccheroni alla chitarra, i ravioli e le fettuccine accompagnati da salse a base di pomodoro con carne di vitello o maiale; ma possono essere condite anche con ragù bianco di patate e guanciale

Tipici piatti invernali sono i brodi a base vegetale o di pollo oppure le polente di farro o semplicemente accompagnate dal sugo o dai fagioli
Primo piatto della Marsica transumante sono gli anellini alla pecoraia, una pasta a forma di anello servita con una salsa mista di pomodoro e vegetali a cui viene aggiunta la ricotta di pecora
Eredità della cucina povera rinascimentale sono le minestre a base di legumi e farro e le lasagne con i fagioli.

Le ricette dei secondi piatti prediligono le carni suine e bovine
Anche ad Avezzano, come nel resto d'Abruzzo, è diffusa la specialità degli arrosticini di pecora
Tra gli usi culinari tipici della frazione di Antrosano c'è la pecora ajo cotturo, la cui carne viene cotta in un grande paiolo di rame. 
Nei piani Palentini viene prodotta la farina del grano Solina
I dolci tipici sono le ferratelle marsicane, sfoglie realizzate con stampi in metallo dal disegno a rombi in rilievo.

Il vino cotto è una bevanda che si ottiene da uva dei vitigni di Montepulciano servita calda dopo bollitura in una pentola di rame. 
A Paterno si producono diverse varietà di vino rosso.



Andando oltre la vista spazia fino ai massicci del Velino e Magnola, di lontano Alba FucenseScurcola Marsicana



e ancora montagne e boschi fino alla stazione di Tivoli.






Di lì tutto cambia, assieme all’atmosfera, nella luce del tardo pomeriggio; la visione dai finestrini della campagna romana, ormai ridotta, in un paesaggio estremamente antropizzato, urbanizzato, cementificato.
Ormai, la cementificazione, abusiva e non, annuncia Roma che di lì a poco il treno raggiunge, fermandosi in perfetto orario nella stazione Tiburtina.




Tempi di percorrenza e costi estremamente abbordabili e concorrenziali alle quattro ruote

Teramo-Pescara Centrale 1 h 10' € 4,80
Pescara Centrale-Roma 3 h 58' / 4 h 9' € 12,80. 
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